G.A.U.U.M. Gruppo Archeologico Appennino Umbro Marchigiano


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Notiziario

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Bentornato Eddy! Orme di dinosauro alla Madonna del SassoViene segnalata la presenza di orme di tetrapodi in località Madonna del Sasso.GUARDA LE IMMAGINI:


Lungo il sentiero sul fondo della vallecola affiorano gli strati rocciosi leggermente inclinati: sulla superficie si hanno tracce di vario tipo.Orme forse di arto anteriore e di arto posteriore.Si hanno affinità con le tracce trovate sulla valle del fiume Burano (versante di M. Petrano); infatti si tratta anche in questo caso di tracce dentro la formazione della Coeniola, età Domeziano, circa 190 milioni di anni fa.

Sassoferrato Agosto 2003Dopo il ritrovamento abbiamo chiesto il parere del Dipartimento di Scienze della terra di Perugia, ed il prof. Venturi indicava il rinvenimento come probabili orme di dinosauro databili a circa 190 milioni di anni.Dopo di che si e provveduto a mettere al corrente dei fatti l'Amministrazione Comunale di Sassoferrato che ha inviato specifica segnalazione alla Soprintendenza Archeologica di Ancona, dopo un sopralluogo effettuato dall'assistente sig. Giuseppe Chiodi, la dottoressa Mara Silvestrini interessava il prof. Nicosia, Direttore del Dipartimento di Scienze di Roma, organizzando sul luogo un importante incontro al quale hanno partecipato la dottoressa Mara Silvestrini ed il sig. Giuseppe Chiodi per La Soprintendenza Archeologica, Il Sig. Marino Ruzziconi per il Comune di Sassoferrato, il professor Federico Venturi per il Dipartimento di scienze della terra di Perugia, Il professor Nicosia, Direttore del Dipartimento di Roma ed il suo Staff tecnico, ed il sig. Vincenzo Moroni come guida per Gruppo Archeologico.Il professor Nicosia ha classificato il caso come formazioni di Trogoloni sottomarini su torbide carbonatiche di 200 milioni di anni.Il professor Venturi rimanendo del proprio parere ci consiglia di aprire un dibattito sul nostro sito Internet.Attualmente abbiamo avuto richiesta di interessamento da parte del geologo prof. Massoli Novelli, libero docente dell'Univesita dell'Aquila che dopo aver visto le impronte sostiene la teoria del Venturi.Essendo i vari Atenei di pareri discordanti sulla natura delle orme fossili rinvenute, il gruppo archeologico ha aperto un libero dibattito sul caso e stiamo gia ricevendo teorie ed ipotesi da Paleontologi, Geologi e quanti si stanno interessando al caso.

Aggiornamenti su Eddy1 Settembre 2003Professor Leonardi, siamo alcuni soci di una sede locale dei Gruppi Archeologici d'Italia ed abitiamo a Sassoferrato in provincia di Ancona.Ci permettiamo di disturbarla perche abbiamo molto sentito parlare di Lei e desidereremmo una sua opinione su alcune forme fossili che abbiamo individuato nel nostro territorio, le possiamo inviare per il momento soltanto alcune immagini tra l'altro mal riuscite.Eventualmente le potremmo inviare ulteriori informazioni ci dovesse chiedere.Le inviamo con l'occasione i nostri cordiali saluti.Vincenzo Moroni.14 Settembre 2003Caro signor Moroni, ho ricevuto da tempo le foto e i disegni, e mi scuso per non aver dato riscontro prima. Sono ritornato da poco in sede e solo oggi ho esaminato con un po' di calma il materiale. Premetto che è sempre molto difficile interpretare orme fossili a partire da foto e da disegni fatti da altri, e che a volte io stesso ho preso dei grossi granchi in questo modo: bisogna vederle di persona. Detto questo, mi lasci qualche tempo per pensarci su. Mi piacerebbe prima o poi venire a vederle di persona. Sto però facendo trasloco e passando a Venezia (il 29 settembre). Dopo che mi sarò sistemato lì, magari ci metteremo d'accorsdo per una visita. La (o le) località è di facile accesso, in modo che si possa in un solo giorno andare e tornare?Le dirò che le orme a fossette rotonde piccole mi ricordano altre orme (interpretate come appartenenti a un rettile fossile marino) trovate da colleghi tra Umbria e Marche; quella foto con le concavità più grandi ricordano orme (di cattiva qualità) di dinosauri, nei Calcari Grigi del Trentino; ma come dico, bisogna vederle di persona. L'interpretazione dipende anche dal tipo di calcare, e dell'ambiente di deposizione. Intanto, ci penso un po' su e consulterò un collega. Grazie per avermi consultato.Molti cordiali saluti. Giuseppe Leonardi31 Marzo 2004Professor Massoli, le invio la risposta inviataci da Padre Giuseppe Leonardi,Desidereremmo coinvolgerla, se le fa piacere, ad iscriversi alla nostra associazione e prendere in mano il coordinamento degli studi in questo particolare caso delle forme o "impronte" fossili del dinosauretto, che abbiamo ribattezzato con il nome di Eddy, può trovare alcune notizie ed immagini sul nostro sito www.sentinum.it alla voce "aggiornamenti su Eddy". Ci faccia sapere.Cordialmente, Vincenzo MoroniCaro Vincenzo,in attesa di venire a Sasso venerdì allego due degli scatti da me fatti quel giorno.vorrei tornarci con te ed Edgardo per vedere e meditare meglio. però l'impronta grande da me fotografata e qui definita di Eddy sembra a me e ad una paleontologa mia amica proprio di un grosso animale. anche le altre impronte più piccole e tonde non sono truogoli, secondo noi, ma di un altro tetrapode.ho deciso, ho pagato la salata iscrizione e sarò a Firenze 2004 il 20-22 agosto e se Leonardi non viene prima lo contatterò di persona portando altre foto a stampa.ciao, Raniero Massoli


GUARDA LE IMMAGINI scattate dal Prof. Massoli





Segnalazione Sito ArcheologicoSassoferrato 16 Novembre 2004Alla cortese attenzione del Dott. Giuliano De Marinis Soprintendente Archeologo delle Marche.Oggetto: Segnalazione sito archeologico con rinvenimenti.Egregio Soprintendente, raccogliendo la segnalazione fornita all’associazione dal Comitato “Il Monterotondo” nella persona del Dott. Cinti Sandro, il primo di novembre 04 mi sono recato in località “Le Battute” nel comune di Sassoferrato a compiere un sopralluogo, insieme ai Sig.ri Bartoletti Riccardo e Cinti Sandro del Comitato “Il Monterotondo”, Dott. Andrea Tavolini del C.A.I. Fabriano e Dott. Roberto Bambini del Catasto Speleologico Marchigiano.Abbiamo visitato due delle tre cavità naturali presenti nella parete di nord_est del picco delle Battute, facente parte del complesso montagnoso di Monterotondo, vedi allegata “Osservazione” del Catasto Speleologico Marchigiano.In particolare la Grotta denominata “Buca del Tesoro” ritengo sia stata interessata dalla presenza dell’uomo sin dal periodo Preistorico, data la facilità di accesso e di utilizzo dell’ampia sala che si apre subito dopo la volta di ingresso.Proseguendo verso la sommità collinare, nell’area pianeggiante appena a nord del picco, mi sono state indicate delle chiazze di terreno sassose e prive di manto erboso, composte da un umus molto scuro e friabile come una specie di torba, in questa località, alcuni giorni prima i componenti del comitato avevano individuato la presenza di alcuni frammenti di vasellame che, a prima vista, sembrano appartenere a diversi periodi storici.Nella chiazza di terreno più grande ho personalmente rinvenuto un interessante frammentino di un fondo di ciotola che presumo sia del periodo pre_romano.Ho avvertito telefonicamente l’Assistente di zona, Sig. Giuseppe Chiodi, il quale molto gentilmente e venuto ad effettuare una ricognizione nel pomeriggio di martedì 9 novembre, accompagnato da me e da alcune guide del comitato, ci siamo di nuovo recati sulla sommità del colle, ove il Sig. Chiodi ha potuto constatare la situazione ed effettuando una breve ricerca ha subito individuato la presenza di frammenti di vasellame, suggerendoci di comunicare una breve relazione alla Soprintendenza Archeologica, indicando il luogo possibilmente su carta I.G.M. I reperti rinvenuti sono stati tutti consegnati al Sig. Chiodi.Nella stessa giornata abbiamo accompagnato il Sig. Chiodi anche alla cavità carsica denominata “Buca del Tesoro” mostrandogli l’accumulo di terreno al di sotto del piano antico di calpestio, riconoscibile da alcuni punti concrezionati, e dove ritengo possano esserci reperti riconducibili alla presenza dell’uomo preistorico.Chiediamo cortesemente che la Soprintendenza prenda al più presto in considerazione i dati raccolti, trattandosi di emergenza territoriale perche l’intero complesso montagnoso del Monte Rotondo e stato inserito nel Piano delle Attività Estrattive della Provincia di Ancona (PPAE) adottato il 26 luglio 2004 dalla Provincia di Ancona.Come associazione desideriamo far presente che la valle racchiusa all’interno di questa montagna grazie alla sua morfologia, si e conservata incredibilmente intatta ed e quanto di più affascinante e misterioso si possa ancora paesaggisticamente ammirare dalle nostre parti, minimamente antropizzata, conserva un aspetto selvaggio di notevole pregio.Stiamo visitando e studiando la valle ormai da anni, ed abbiamo individuato un importante, ha nostro giudizio, sito di riaffioramento del “rosso amonitico”, e sempre nella stessa valle, in data 13 aprile 2003, abbiamo segnalato alla Soprintendenza Archeologica, tramite il Prof. Venturi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Perugina, la probabile presenza di orme di tetrapodi, risalenti a circa 190 milioni di anni fa, sulla quale si sono espressi chi pro e chi contro, facoltosi Docenti e Paleontologi dai quali stiamo tuttora raccogliendo dichiarazioni ed informazioni.Non eravamo ha conoscenza del sito archeologico in oggetto, ma questo ulteriore elemento arricchisce notevolmente anche questo importante aspetto e va ad aggiungersi al già formidabile patrimonio presente nella valle, da quello ambientale, a quello faunistico e botanico_vegetativo ed ancora e di notevole importanza quello idrico e geo_paleontologico e quello speleologico.La probabile distruzione di questa località sarebbe per noi e crediamo per tutti non solo una enorme perdita paesaggistica ma anche e soprattutto una perdita culturale e scientifica. Non avendo attualmente ha disposizione la carta I.G.M. del luogo, le coordinate della radura sulla sommità del picco “Le Battute” ( quota 628 Mt. ); sono state indicate dal Dott. Roberto Bambini su Carta Tecnica Regionale e qui di seguito riportate: 33 T UJ 24951952.Le coordinate UTM su CTR dovrebbero avere uno scarto minimo rispetto a quelle rilevate su I.G.M..Accludiamo copia di “spigolo” della CTR in scala 1:10.000 e copia di “spigolo” della carta KOMPASS 664 Gubbio_Fabriano in scala 1:50.000.Rimanendo a disposizione per eventuali approfondimenti, porgiamo distinti saluti.Vincenzo MoroniDirettore G.A.A.U.M. Allegati alla presente:1. Copia carta CTR.2. Copia carta Kompass.3. Copia osservazione al (PPAE) del Catasto Speleologico Marchigiano.4. Foto di interno nella grande sala della Grotta “Buca del Tesoro”.5. Foto di ingresso alla Grotta, vedi riferimento.6. Due foto del rilievo effettuato dall’Assistente Sig. Giuseppe Chiodi.

Salviamo il MonterotondoSassoferrato 15 Agosto 2004Al Sindaco di Sassoferrato, Luigi Rinaldi Al Sindaco di Pergola, Giuliano Borri Al Presidente della Provincia di Ancona, Enzo Giancarli Al Presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, Palmiro Ucchielli Al Presidente della Regione Marche, Vito d'Ambrosio Al Vice Presidente della Regione Marche ed Assessore alle Attività Estrattive, Gian Mario Spacca All'Assessore al Turismo, Sport e Tempo Libero della Regione Marche, Lidio Rocchi
Oggetto : PETIZIONE CONTRO L'ISTITUZIONE DEL BACINO ESTRATTIVO DEL MONTE ROTONDO E ZONE CIRCOSTANTI Il 26 Luglio 2004, il Consiglio Provinciale di Ancona ha deliberato e adottato il Piano delle Attività Estrattive detto Piano Cave per il bacino provinciale anconetano. Di conseguenza, il territorio montano alle spalle del Santuario della Madonna del Cerro e delle frazioni di Rotondo, Doglio e Sementana, è diventato area di possibile escavazione. Come cittadini, intendiamo informare le varie Amministrazioni dell'insieme delle problematiche che esistono con questo nuovo impianto estrattivo. Il Monte Rotondo tra Monterosso, Rotondo, Doglio e la strada provinciale Pergola-Sassofferrato rappresenta un'unità paesaggistica-ambientale di notevolissima valenza, tra le poche ancora intatte nell'intero ambito regionale. Il territorio risulta praticamente privo di qualsiasi antropizzazione ed è percorso da una unica piccola carrareccia ad uso agro-forestale. In pratica una delle ultime aree "Wildness italiana" registrata a livello nazionale come territorio selvaggio di pregio. Sotto il profilo botanico, si osserva il bellissimo alternarsi di piccoli altopiani con alti cibai costellati di ginepri con valli boscose fitte e rigogliose, rare a livello regionale. Il versante a Mezzogiorno è caratterizzato da un notevole bosco polifita con ornelli, CARPINI, ACERI, CERRI. Il versante settentrionale è invece caratterizzato da un'eccezionale foresta di LECCI, fra le più importanti tra quelle a quota media dell'intero territorio marchigiano. Sotto il profilo faunistico, tra i MAMMIFERI c'è l'importante presenza della LEPRE, dell'ISTRICE, del DAINO, del CAPRIOLO e del CINGHIALE. Tra gli uccelli, si rivela l'eccezionale e recente nidificazione della STARNA. Specie inserita nella red list Nazionale (lista delle razze a rischio d'estinzione) con individui reintrodotti nella preziosa ed importante Zona Addestramento Cani della FidC. Come specie nidificanti e migranti, si rilevano numerosi rapaci diurni e notturni, oltre alla BECCACCIA, il COLOMBACCIO, la TORTORA, il PICCHIO e numerosissime specie D'UCCELLI SILVANI. Questo territorio ha dunque una naturale vocazione turistica in linea con il famoso e tanto declamato sviluppo eco-sostenibile. La presenza di sentieri rende questa area un territorio adattissimo al trekking, alla mountain bike, all'equitazione, con una rete pittoresca stradale particolarmente adatta all'amatore di ciclismo. Condizioni che hanno stimolato operatori ad investire in Bed & Breakfeast, Agro-Turismi, Country Hotel e anche ad interessarsi al progetto pilota di Self Catering della Comunità Montana dell'Esino Frassassi. Anche lìimportante investimento a sostegno del Parco della Miniera di Cabernardi conforta la valenza turistica dell'area. Per ultimo, ma non per importanza, la presenza del Santuario del Cerro colloca la zona come polo attrattivo per il Turismo Religioso in Itinerari della Fede, sostenuti anche dalla Regione Marche, con pellegrini alla ricerca di luoghi adatti alla meditazione. Dal punto di vista litologico, sono interessati dall'attività estrattiva le formazioni della Maiolica, della Scaglia Bianca e della Scaglia Rossa, rinvenibili su ampie aree dell'intero territorio regionale. Si tratta di formazioni prevalentemente calcaree e calcareo marnose che occupano gran parte dell'area in affioramento, intercalandosi a detriti di falda, anche di un certo spessore ed estensione. Dal punto di vista tecnico-economico, la litologia più interessante è quella della Maiolica, caratterizzata da calcari biancastri in strati di 15-40 cm di spessore. Questo tipo di materiale è utilizzato in massima parte come pietrischi e stabilizzati nelle varie pezzature, per il confezionamento dei conglomerati cementizi e conglomerati bituminosi per asfalti e manti stradali. Calcari marnosi e marne calcaree sono le litologie prevalenti nelle formazioni delle Scaglie, spesso ricoperte da coltri detritiche di versante e falda. Questi materiali vengono utilizzati, date le medio-base caratteristiche meccaniche, per riempimenti, reinterri, rilevati e inghiaiamenti stradali. E' inconfutabile che le attività estrattive hanno sul territorio conseguenze irreversibilmente negative:
Le cave deturpano il patrimonio paesaggistico-ambientale e, anche prevedendo un piano programmato di ripristino, non è possibile recuperare, in particolare nel nostro caso, quello che l'uomo ed i suoi mezzi provocherebbero al Monte Rotondo e al territorio interessato;
A causa del cambiamento della morfologia dei versanti attaccati dagli scavatori, si rischia di modificare il flusso naturale dei venti con conseguenze imprevedibili a livello microclimatico;
L'attività crea abbondanti polveri che la circolazione dei venti rischia di trasportare in aree particolarmente estese e difficilmente localizzabili.
I rumori propri all'estrazione e alla lavorazione dei materiali turberebbero la quiete di questi luoghi, danneggiando non solo le persone ma anche tutta la fauna circostante, spingendola ad abbandonare, forse per sempre, l'area.
Infine, tutti i paesi coinvolti perderebbero la loro capacità d'attrazione e di aggregazione per quelle famiglie che ogni anno riempiono le case (che spesso hanno provveduto a ristrutturare), alla ricerca di natura, di tranquillità e, soprattutto, delle proprie origini.
Pertanto chiediamo a tutte le Autorità coinvolte di non autorizzare nuovi insediamenti estrattivi sul Monte Rotondo e l'intero territorio direttamente collegato. Fiduciosi che le Autorità coinvolte terranno conto dell'insieme di queste riflessioni nel valutare ogni esecutivo sottoposto.


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